Lui mi aveva in pugno

Come molti sabato sera, eravamo in discoteca. Mi è sempre piaciuto molto andare a ballare e ricordo che prima di uscire, amavo prepararmi con cura e scegliere gli abiti che mi facevano sentire bella. Stavo bene con me stessa e mi piaceva esprimere liberamente il mio corpo e la mia femminilità che stavo sempre di più scoprendo.

Avevo poco più di vent’anni ma già da un po’, da quando stavo con lui, qualcosa era cambiato.

Quella sera io volevo solo stare bene, ballare e divertirmi.

Ma in un istante tutto era finito, quando mi sono sentita arrivare addosso uno schiaffo così forte da farmi quasi ribaltare.

Ero incredula di fronte a lui. Mi aveva appena picchiata. Ancor prima che potessi dire qualcosa le lacrime mi scendevano incontrollate. Sentivo una grande rabbia ma la paura era più forte.

La sala era piena di gente ma io mi sentivo totalmente sola. Sola e tradita da quello che pensavo fosse il ragazzo che mi avrebbe protetta da tutto e da tutti.

Poi arrivano le sue parole piene di rabbia: “Chi cazzo stavi guardando?”

Io ero incredula, scioccata. Avrei dovuto mandarlo subito a quel paese e andarmene e invece sono rimasta lì, come una sciocca a giustificarmi.

In qualche modo, aveva il potere di farmi sentire sbagliata, nel torto e colpevole anche se nulla di quello di cui mi accusava era vero.

Colpevole perché ero carina, espansiva e mi piaceva ridere e divertirmi. Ero una ragazza allegra e solare, ma lui riusciva a farmi sentire un’oca quando scherzavo con le amiche o ridevo a crepapelle con loro. Non perdeva occasione per umiliarmi di fronte a loro e farmi vergognare di me stessa.

Erano finiti quei momenti in cui vivevo la vita con gioia. Tutto era diventato pesante ed io mi sentivo in gabbia.

Ora era lui che mi diceva cosa indossare e cosa no affinché io non fossi troppo carina o attraente.

Era lui che mi diceva come tenere i capelli e “no, quegli stivali bianchi non li metti, sono troppo sexy!”

Non che io non cercassi di ribellarmi, ma lui in qualche modo mi aveva in pugno. Facendo leva sulle mie insicurezze mi manipolava come voleva.

E quando mi trovavo da sola in strada di notte dopo che lui infuriato mi aveva appena letteralmente buttato fuori dalla sua auto, anziché ribellarmi speravo che mi tornasse a prendere. Assurdo vero?

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, ho toccato il fondo di me stessa.

Non mi riconoscevo più. Non sapevo più chi ero e cosa volevo. Avevo rinunciato a troppe cose a causa sua, soprattutto a me stessa.

Ero sempre triste, avevo continui attacchi di panico e problemi intimi.

La mia anima e la mia femminilità erano profondamente ferite.

Gli avevo permesso di portarmi via tutto.

Ma l’anima, quando soffre, ci fa sentire in tutti i modi che dobbiamo uscire da una situazione dannosa. E ha modi ben precisi per farlo.

Mentre lui mi teneva in pugno emotivamente, quando gli ero vicino provavo disgusto. Un disgusto che si faceva sempre più profondo e marcato.

Quando proviamo questa sensazione, la nostra anima ci sta chiaramente dicendo che quella persona o quella situazione è veleno per noi. È un istinto profondo che non si sbaglia mai.

Sono dovuta arrivare all’ennesimo calcio prima di dire basta: lì, mentre ero per terra, piangevo e mi sentivo terribilmente sola e triste. Triste per aver perso me stessa e la mia dignità.

In quel momento ho visto con chiarezza l’assurda situazione in cui mi ero cacciata. Non ero sua prigioniera. Lo ero delle mie paure! Paura di non essere amata, di non valere abbastanza e di rimanere sola. Paura delle ripercussioni che potevano esserci se lo lasciavo.

Lui era il carnefice ed io la vittima solo perché io avevo permesso che fosse così.

Quando in un modo o nell’altro, a causa dei nostri vissuti, ci caliamo nel ruolo di vittime è come se, inconsciamente, andassimo alla ricerca del nostro carnefice affinché possa far emergere i motivi per cui ci sentiamo delle vittime. È un meccanismo perfetto.

Ma quando la vittima si risveglia e comprende che quello è solo un ruolo che ha scelto di interpretare e che non vuole più incarnare, la scena cambia e il carnefice perde tutta la sua forza. Non ha più alcun potere.

È così che mi sono liberata: prendendo coscienza del fatto che vivevo quella situazione perché in qualche modo mi sentivo una vittima.

Nessuno verrà mai a salvarci! Nessuno ci può veramente proteggere dai nostri carnefici!

Solo noi stesse possiamo farlo! E lo possiamo fare solo cambiando il modo in cui ci vediamo.

Da quel momento è iniziata la mia ascesa! Ho lasciato quel ragazzo e ho iniziato da zero a conoscere me stessa. Sono entrata dentro le mie paure e le mie insicurezze e piano piano, un passo dopo l’altro, ho guarito le mie ferite e ho imparato a domare i miei demoni.

Quello che è successo a me lo hanno vissuto tante, troppe donne e per molte purtroppo è andata molto peggio. Ma nessun segnale è da sottovalutare, mai!

Un uomo violento, che lo sia verbalmente o fisicamente, non cambia! È questo che bisogna capire.

Non allontanarsi immediatamente da un uomo del genere per paura è un grave errore. Un errore che può costare molto caro.

Allora il mio suggerimento è:

sii pienamente te stessa perché chi ti ama davvero ti starà accanto accettandoti e amando ogni parte di te perché l’amore è prima di tutto rispetto. Chi ti vuole cambiare e pretende di avere il controllo sulla tua via non ti ama!

Se ti trovi in una situazione del genere, interrogati sul modo in cui concepisci te stessa e ricorda: se ti senti una vittima è perché tu hai scelto di esserlo. Nessuno può avere potere su di te se tu non lo permetti.

Prendi spazio, tempo e allontanati. Proteggiti.

Quando impariamo a non accontentarci e a volere ciò che è giusto e bene per noi stesse, le cose iniziano ad andare meglio da ogni punto di vista.

Sii fiduciosa, la vita ti porterà quell’amore che cerchi, ma devi dire “NO” a tutto quello che non è amore.

Amati come vorresti essere amata, e nessuno ti amerà mai meno di così.

E ricordati che anche la violenza verbale è violenza, e un giorno può diventare violenza fisica!

Siamo guerriere, NON vittime!

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